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Le abitudini culturali dominanti?

«Intanto, sono giovani che leggono pochissimo. La colpa è anche della famiglia che non trasmette più il valore della cultura. Non è un caso se l’Italia occupa gli ultimi posti negli indici di lettura degli adulti. Anche la scuola in questo senso non funziona bene. Dai dati emerge soprattutto una mancanza di trasmissione di orientamento. Infatti, per i giovani la cultura è importantissima ma non trovano un affiancamento adeguato da parte degli adulti. E’ significativo che i tre libri più citati, La Bibbia, Siddharta e Cuore, siano l’indicazione della ricerca di un viaggio interiore ».

Chi ha preso il ruolo educativo della famiglia e della scuola?

«La tv rimane la più grande agenzia di socializzazione cultura. D’altronde, siamo di fronte a una generazione che è cresciuta con un consumo televisivo medio di 3 o 4 ore al giorno ».

Il rapporto con i nuovi media?


«E’ sempre più presente ma è stato sicuramente sovrastimato. In realtà è ancora la tv a trasmettere stili di vita. Non per niente la parola più cercato su internet è ‘sesso’. Internet non è che un completamento della televisione ».

Cosa comporta questa deriva televisiva?

«I rischi sono tanti. Da un’altra ricerca promossa dall’AIART sull’immagine delle donne nei media, per esempio, è emerso che le giovanissime sono le spettatrici più a rischio perché prendono il modello televisivo della donna come vero ».

Potrà essere d’aiuto il nuovo codice televisivo voluto dal ministro Gasparri?
«Le norme di interven
to sono sempre importanti ma questi codici esistono già, come esiste un’Authority che dovrebbe intervenire in presenza di violazioni. Benvenga il nuovo codice ma servirebbe anche, a mio avviso, un monitoraggio qualitativo dell’offerta televisiva ».

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