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Markingegno
di Giorgio Isabella
Il concetto di massa ha risentito negli anni dell’estro
interpretativo dei vari studiosi, che le hanno attribuito accezioni
negative e positive, dalla visione “passiva” e totalmente
influenzabile tipica dei regimi totalitari, alla capacità
critica attribuita dal De Fleur e Klapper, e così via…
Ma quello che rimane inalterato, a mio avviso, nelle più
disparate caratterizzazioni attribuite alla massa, rimane la
volontà e la ricerca da parte di terzi (gli uomini di
marketing, nel nostro caso) di attirarne l’attenzione
e il consenso.
Chi produce beni di largo consumo, sa che il destinatario dei
suoi prodotti è la massa.
Produciamo, distribuiamo, vendiamo. Questa era la strategia
adottata fino a non molto tempo fa da qualsivoglia produttore
di beni di massa.
Poi i signori produttori si sono resi conto che qualcosa non
andava. Facciamo un esempio inerente il settore automobilistico:
dimenticata la rivoluzionaria logica Fordista, tipica del mercato
di massa, si passa alla qualità totale, peculiare caratteristica
toyotista, e al just in time, secondo cui l’automobile
viene assemblata non preventivamente all’acquisto, ma
subito dopo l’ordine effettuato dal cliente.
Ebbene, oggi i produttori devono adottare una nuova strategia,
riassumibile in: ascoltiamo il mercato, facciamo in modo che
il cliente ci contatti, proponiamo soluzioni su misura.
I produttori offrono prodotti personalizzati (customizzati)
in base a servizi standardizzati. Questa è la mass
customization, che ai più potrebbe sembrare una stridente
contraddizione di termini, invece è una perfetta integrazione.
Quali sono le variabili influenzate nel passaggio da mass market
a mass customization?
> continua |
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