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Mercato globale, marketing e vino. Quali sfide per il futuro?
di Maria Chiara Lapenna

Secondo l’Osservatorio del Salone del Vino, nel 2003 in Italia il consumo di vino, pur se in discesa, proviene da ben 16 milioni di consumatori attivi, informati, attenti alla qualità e al prezzo, tra cui sta crescendo un segmento di nuovi intenditori (circa 6,5 milioni) sempre più esigenti, che scelgono prodotti di qualità migliore. Sono consumatori per cui il vino è diventato un marcatore dello stile di vita , in prevalenza uomini (anche se sono sempre più le donne), dai 30 anni in su, con reddito medio-alto e livello di istruzione elevato; attenti al rapporto cibo-vino, sono spesso allievi di corsi di degustazione o frequentatori di wine-bar, luoghi d'appuntamento per l'aperitivo o per il pasto veloce di mezzogiorno.

Tale fenomeno non è un fatto solo nazionale e sta delineando un nuovo modello di consumo del vino. Vista la specificità del prodotto, si presentano differenze geografiche significative nel suo processo di “emersione”, ma si basa sull’individuazione di un target globale . accomunato in tutto il mondo dal medesimo stile di vita: il cosiddetto “eno-appassionato” è moderno, autonomo, a volte anticonformista; condivide quotidianamente le difficoltà e le novità della società contemporanea, si lascia attrarre dalle imprese riuscite nel passato, di cui recupera i valori “buoni” per applicarli al vivere metropolitano ; è incuriosito dalla conoscenza dei vini e dalla ricchezza culturale che hanno sempre evocato.

Questa fetta emergente di pionieri del nuovo consumo , vuole riscoprire, in sostanza, quel potenziale simbolico che il vino riserva nelle sue “performance” collettive. Un potenziale che gli antichi conoscevano bene e che i produttori di oggi, sfruttando la logica globale delle contaminazioni culturali, dovrebbero riscoprire secondo moderne logiche di consumo.

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